pudenda

lunedì 30 giugno 2008

Il pozzo

Avete presente "un piccolo passo per l'uomo un grande passo per l'umanità"?
Tutte balle.
Amstrong quando arrivò sulla luna non disse niente.
Dopo due giorni però mandò un messaggio alla base americana.
"Aò" scrisse "qui di pozzi nessuna traccia".

E invece.


Dall'angolo della via si sentì un rumore di zoccoli.
Spuntò prima il cavallo, poi il cocchiere, poi tutto il resto.
Harrison mi fissò negli occhi.
"Ma guarda te" disse, "Pensavo fosse amore."

La lacuna di Venezia

Ven[...]ia

L'antologia del buon umore


domenica 29 giugno 2008

Negro

Non rispose subito, aveva timore di dichiarare il suo vero nome e di farlo registrare. Appena avesse ottenuto anche il più umile degli impieghi e avesse svolto il suo lavoro in modo soddisfacente, avrebbe dichiarato il suo nome, ma non prima; l'aveva taciuto troppo a lungo per poterlo rivelare in quella circostanza. Quindi, poichè al momento non gli veniva in mente altro, diede il nome con cui l'avevano chiamato negli ultimi posti di lavoro. "Negro".
"Negro?" chiese il capufficio voltandosi e facendo una smorfia, come se Karl avesse toccato il vertice dell'inattendibilità. Anche lo scrivano lo guardò per un momento con aria inquisitoria, ma poi ripetè. "Negro", e trascrisse il nome.
"Non avrà scritto Negro!" lo investì il capufficio.
"Sì, Negro", disse tranquillamente lo scrivano, e fece un gesto con la mano come se il resto fosse compito del capufficio. Questi cercò di dominarsi, si alzò e disse:"Dunque, per il Teatro di Oklahoma lei è ...", ma non riuscì a proseguire, non poteva agire contro coscienza, si sedette e disse: "Non si chiama Negro".
lo scrivano inarcò le sopracciglia, si alzò in piedi a sua volta e disse:"Allora le comunico io che è stato assunto per il Teatro di Oklahoma e che ora sarà presentato al nostro capo".

[da America, di Franz Kafka]

giovedì 26 giugno 2008

Idropisia

mercoledì 25 giugno 2008

Prati

Il problema
è che hanno asfaltato i prati
e non i preti

[dal disco "canzoni da spiagga deturpata" di Le luci della centrale elettrica]

Stolti

Per esempio questa sera potresti anche stare a casa, che fuori non tira neanche il vento. Tutta questa tua smania di uscire e mostrar le gambe alla gente. Son belle anche se stai a casa le gambe, anzi a forza di portarle in giro si rovinano prendono l'aria la polvere, c'è il porfido sconnesso di strada maggiore o i sassi in santo stefano, è un'attimo prendere una storta con quelle scarpette poi che metti tu basta un niente e allora poi le gambe ci devi mettere il gesso.
Potresti stare a casa a leggere un bel libro, ne hai tanti lì sulla libreria che non hai mai nemmeno aperto e stan lì a prendere la muffa. E lascia perdere che l'altra sera mi hai visto in giro con una birra in mano, non vuol dire niente avevo degli impegni, che è diverso da uscire a far vedere le gambe. Ma cosa ci vai a fare poi fuori vorrei capire, con tutti quegli amici che cambiano ogni volta e state sempre a ridere per delle ore, cosa c'è da ridere? Anche ridere troppo spesso ti si deforma quella bella bocca che ci tieni tanto e ci metti i rossetti che ti stanno anche bene ma a tirarla tutte le sere con delle risate da due soldi finisce che ti si allarga e sbrindella tutta quanta.
Stai a casa una sera, ascolta me, ti metti lì a leggere un libro, a vedere un film anche, va bene anche un film, poi ogni tanto magari ti vien da pensare ma dove sarà quello là?
E dove vuoi che sia? Sarò a casa anch'io a leggere un libro. Lascia stare l'altra sera che avevo da fare. Sarò a casa anch'io stasera a pensare Vuoi vedere che quella lì è fuori anche stasera, ci potrei scommettere. E invece tu te ne stai a casa e perdo anche la scommessa e farmi perdere qualcosa dovresti avere una certa soddisfazione.
Se ci guardi bene poi ci sono pure delle nuvole che minacciano, e lascia stare che tu non le vedi, dalla tua zona è normale che ti sembra sempre sereno ma io che sto al terzo piano dal mio terrazzo che domina l'orizzonte bolognese io appena arriva una nuvola giù dai colli me ne accorgo subito e stasera c'è il caso di un acquazzone che ti rovina quei bei vestitini corti che ti metti sempre per far vedere le gambe e tutto il resto, che belle son belle, le gambe per quello dovresti farci attenzione e anche tutto il resto.
Se invece te ne stai a casa magari ti stendi un po' anche sul letto così le gambe riposano e restano belle distese, mentre sei lì che te le accarezzi per sentire quanto son lisce magari ti capita di pensare Ma sarà a casa quello là?
E io sarò proprio a casa come un disperato e se ti concentri mentre fai su e giù con le dita sulle gambe lisce secondo me un po' della disperazione mia ti arriva e con la disperazione forse anche il dubbio. Che son solo gli stolti, dice sempre il mio amico Borsi, a non avere dubbi, e tu invece quando te ne vai in giro tutte le sere fiera delle tue gambe e del tuo personale, come si dice, tu non dubiti mai un momento te ne stai invece a ridere delle ore e passi per stolta.
Invece la sera a casa, questa sera ad esempio mentre te ne stai lì distesa a un certo punto magari ti viene il dubbio che forse non è tutta colpa mia della situazione generale che ci pertiene.
Lascia stare che ho fatto tutto io non ti ho fatto nemmeno parlare, ti ho detto Meglio non vederci più. Questi discorsi lasciali agli stolti che non dubitano.
Tu mettiti invece sul divano che c'hai in sala bella distesa con la luce bassa ma abbastanza per leggere un libro e poi vedrai che secondo me ci pensi che forse le cose non son così facili, che ad esempio io quelle gambe lì da accarezzarmi la sera non ce le ho più, così come pensiero per iniziare.
Secondo me alla terza quarta sera che le fai riposare, le gambe, anche quella frase un po' criptica

Non posso star con te
perchè sono già innamorato
di me

vedrai che prende tutto un altro significato.

martedì 24 giugno 2008

secondo Tiberio

di Michele Barbolini

Diceva Tiberio l'altra sera all'osteria del rusco che non è possbile sedersi lì a mangiare le tagliatelle col ragù mentre là fuori esplodono le contraddizioni del capitalismo globalizzato, mentre dalla periferia del mondo arrivano le orde -diceva proprio così Tiberio- le orde affamate di disperati che voglion portarci via tutto perchè loro non hanno niente.
Non possiamo stare qui a tirare su le tagliatelle con la forchetta mentre i ghiacciai si sciolgono, le foreste scompaiono, il deserto avanza -anche quello interiore diceva Tiberio- anche il deserto che abbiamo dentro avanza mentre noi stiamo qui a girare le tagliatelle e a far la scarpetta col sugo quando la pasta è finita.

Vi rendete conto, continuava Tiberio l'altra sera, che mentre noi siamo qui a fare dei giri con la forchetta e tirar sui le tagliatelle insieme col ragù, ci sono là fuori almeno cento guerre e devastazioni e tsunami e epidemie che fan migliaia e migliaia di morti.
E voi, diceva l'altra sera Tiberio all'osteria del rusco, anche se al tavolo eravamo solo lui e io, e voi continuate a girare le tagliatelle?

Guarda, gli ho detto a Tiberio, io ho preso la lasagna.

Tiberio Secondo

di Andrea Masotti

Il mio cane mi guarda e mi fa: "ognuno di noi reca in sè un tedesco." Io rimango sconcertato: ha maledettamente ragione.

Dietrologie

lunedì 23 giugno 2008

Tiberio

di Andrea Masotti

Il mio cane va alla ciotola, sgranocchia un pò, si gira, si ferma a grattarsi, poi mi guarda e mi dice: "La condizione in cui maggiormente mi riconosco è l'assenza. E' la condizione in cui tutti dovrebbero maggiormente riconoscersi. Nel tempo fisico e nello spazio fisico non siamo che una brevissima linea e un piccolissimo punto. Prima, eravamo assenti. Dopo, saremo assenti. In tutto l'infinito altrove che ci circonda, che comincia dove il nostro corpo finisce, siamo assenti. L'assenza è la nostra condizione. Adesso per favore aprimi, che vado a fare la cacca."
Io gli apro e lo lascio uscire. Poi mi siedo ancora incredulo. Le gambe mi tremano, non riesco a deglutire. E' notte fonda, e io sono sconvolto: diomio, penso, ha ragione.

domenica 22 giugno 2008

Manzonismi


Lo sguardo di Umberto Bossi si rilassa di fronte al lago Maggiore. Un tavolo del caffè Bellevue, a Laveno, davanti all'imbarcadero. Coca Cola con ghiaccio come digestivo dopo la cena in famiglia nel castelletto di Gemonio. "Stasera festeggiamo i 90 anni di mia madre, la portiamo alla scuola Bosina dove c'è la chiusura dell'anno scolastico", sorride il ministro per le Riforme. La gioia degli affetti. I tormenti della politica. E l'espressione si fa seria.


dalLa Repubblica di oggi,
una dolce intervista al padano maximo.

Mi sto ancora masturbando.

giovedì 19 giugno 2008

Tutto a posto

Tutto, tutto, tutto, tutto,
è a posto
è a posto
è a posto
a posto

Ieri mi sono svegliato che stavo succhiando un limone
Ieri mi sono svegliato che stavo succhiando un limone
Ieri mi sono svegliato che stavo succhiando un limone
Ieri mi sono svegliato che stavo succhiando un limone

Tutto, tutto, tutto, tutto,
è a posto
è a posto
è a posto
a posto

Ci sono due colori nella mia testa
Ci sono due colori nella mia testa
Cos'è che cercavi di dire?
Cos'era che cercavi di dire?
cercavi di dire... cercavi di dire..
cercavi di dire... cercavi di dire..

Tutto è a posto

x x x

Ieri sera a Milano mentre uscivo dall'arena civica dopo il concerto dei Radiohead mi sembrava come di aver barrato una casella:

Genova 2001, il G8
Roma 23 Marzo 2002, tre milioni in piazza con la cgil
18 Giugno 2008, concerto dei Radiohead

Guardavo tutti i miei più o meno coetanei avviarsi ai cancelli d'uscita
ognuno diretto a casa sua.

Bene, mi veniva da pensare, adesso me ne vado a casa anch'io.
Ho fatto il mio dovere generazionale.

Adesso, cortesemente, lasciatemi stare.

lunedì 16 giugno 2008

Aristocracy Melting


video

martedì 10 giugno 2008

Erasmus Day

Appena entrato Mac Hartur andò in bagno e si accorse con disappunto che qualcuno aveva dimenticato di tirare l'acqua.

Mac Hartur era partito per l'Erasmus.
Conoscendolo, chi sa se mai sarebbe tornato. Un tipo solitario e irrequieto, sempre alla ricerca. Nel paesino dove aveva vissuto fino a vent'anni, senza famiglia, se ne andava a volte per giorni, con il suo zaino viola, e nessuno sapeva che fine facesse. Questa è una storia breve e tragica.
Dall'Irlanda di pioggia alla florida Italia, Venezia, decisamente un salto. Ma poco tempo dopo il suo arrivo successe un fatto strano. L'ultimo.
Aveva trovato posto in un vecchio appartamento monolocale, da solo, aveva esaurito in pochi giorni tutte le incombenze universitarie, era un giovedì di settembre.

Quel giovedì di settembre Mac Hartur andò in bagno, si sedette sul gabinetto, e non si rialzò più.
In qualche ora aveva già letto tutto quello che si potesse leggere a portata di mano, i componenti di un vecchio flacone di acido muriatico, l'etichetta del bidet, le istruzioni di lavaggio del tappetino.
Dopo una settimana conosceva di quel bagno ogni angolo, ogni sfumatura di luce, l'ombra che entrava diagonale dalla finestra, ogni cosa che si potesse vedere da dove stava seduto.
La settimana passò, e dopo di lei un'altra e un'altra e altre ancora, secondo un conto che ormai si perdeva.
Chiuse gli occhi.
Aveva imparato a strapparsi con i denti piccoli pezzi di carne dal corpo. Aveva cominciato con le labbra, le mordeva e le succhiava a lungo, le masticava facendole passare in tutta la bocca.
Poi cominciò con altre parti del corpo, le mani, le braccia, dove riusciva ad arrivare piegando il collo.
Cominciò a ricoprirsi di crosticine e vesciche, che ogni tanto -sempre meno- strappava di nuovo. Sotto le cosce si formarono piaghe da decupito scure.
Le gambe e le braccia, atrofizzate, si ritirarono fino a scomparire, la faccia gli si incassò nel petto, i capelli gli crescevano nelle pieghe del corpo.
Cominciò a curvarsi e a rinsecchirsi, si fece sempre più simile ad un'albicocca avvizzita al sole, piccolo e rugato.

A febbraio O'Sullivan entrò in bagno e si accorse con disappunto che qualcuno aveva dimenticato di tirare l'acqua.

sabato 7 giugno 2008

Guzziamo?

In preda a un attacco di disperazione narcisistica unito a onestà intellettuale ho mandato a venti nomi femminili della rubrica del mio cellulare un messaggio con scritto:

guzziamo?

una mia ex mi ha risposto: sei scemo?
un'altra mia ex mi ha risposto: sei stronzo?
un'altra mia ex mi ha risposto: stai messo bene
un'altra mia ex mi ha risposto: vaffanculo
una mia amica mi ha risposto: mi sa che hai sbagliato. Comunque non si scrivono queste cose
un'altra amica mi ha risposto: è uno scherzo?
una che ho visto qualche volta in università mi ha risposto: che vuol dire?
un'altra che a volte vedo dove lavoro mi ha risposto: fatti curare.
un'altra che ho appena conosciuto mi ha risposto: non ti facevo così stupido
un'altra che fa un corso con me mi ha risposto: lo dico al mio moroso poi ne parli con lui
Un'altra che non mi ricordavo chi era mi ha risposto: chi sei?
Un'altra che non vedo da tre anni mi ha risposto: vuoi che ti denuncio?

Quattro non mi hanno risposto

Una che non mi ricordo perchè ci conosciamo mi ha risposto: troppo tardi
Una che mi piaceva due anni fa mi ha risposto: va bene
Una che non pensavo di avere il suo numero mi ha risposto: oggi non posso
Una mia amica mi ha detto: forse è meglio che inizi a fumare

Adesso sul comodino ho un pacchetto di camel da dieci.

giovedì 5 giugno 2008

diamoci un appuntamento

mercoledì 11 giugno
ore 21.30
piazza dei signori

lunedì 2 giugno 2008

carriera

Due settimane fa all’università c’era il giorno della carriera. Ogni anno fanno questa cosa per un mese ci son manifesti dappertutto, il giorno tale nell’ora tale c’è il giorno della carriera, ma non lo scrivono in italiano lo scrivono in inglese, career day, suona molto più figo più professionale. Questo giorno della carriera metton su degli stand di cartone coi nomi delle aziende tipo calzedonia autogerma cattolica assicurazioni e dentro i cartoni ci sono questi consulenti con delle giacche di solito blu molto brutte e da quanto ho capito tu vai lì loro ti dicono come fare carriera nelle loro aziende. Io per principio la carriera sono contrario, ma apparte questo mio principio quello che proprio faccio fatica è vedere tutta la gente in coda per andare a parlare dentro questi cartoni con i consulenti. Un giorno ho fermato una ragazza in coda per il cartone di calzedonia Scusa, le ho detto, Ma tu cosa studi? Scienze della comunicazione, mi ha detto. Ah, le detto, ho capito, non fa niente. E me ne sono andato. Poi però non ce la fecevo ho fermato un’altra ragazza che mi sembrava di averla vista a qualche corso Scusa, le ho detto, non studi mica lettere? Si, mi ha risposto, perché? No, le ho detto, perché se studi lettere com’è che vuoi fare la carriera in un posto dove si vendono le calze i reggiseni i costumi da bagno? Le ho detto io. Perché tu cosa vuoi fare? Mi ha chiesto lei, il professore? No scusa, le ho detto, hai ragione, adesso vado a casa mi metto una giacca blu poi dopo torno mi metto in coda per le assicurazioni, si sa mai che faccio carriera anch’io. E già che c’ero prima di andarmene ho dato un calcio al cartone delle calze è venuto giù un pezzo di baracchino, mi han guardato tutti male, Cosa fai? Mi ha detto uno dei consulenti? Cerco di ritagliarmi uno spazio nella giungla del mercato del lavoro, gli ho detto, mica voglio fare il professore. Ti sta bene la giacca, gli ho detto, molto bene, si vede subito che sei uno che fa la carriera, si vede da lontano, si sente anche la puzza di tutta la carriera che c’hai addosso. Vai a casa che è meglio, mi ha detto giacca blu. Si è meglio, gli ho detto, che a star qui rischio di diventar come te, chiuso dentro un cartone, a sparare cazzate.