pudenda

venerdì 9 gennaio 2009

Un Natale come un altro

Era un Natale come un altro.
Il cenone era stato molto buono e molto abbondante, Anna Maiori, la padrona di casa, aveva sfruttato tutte le sue abilità culinarie per preparare un menù coi fiocchi che facesse dimenticare la crisi, gli stipendi bassi e tutto il resto.
Gli invitati erano sazi e divertiti dai discorsi di Franco Maiori, vero e proprio istrione della serata, che aveva la capacità di coinvolgere e far ridere tutti e di non esagerare mai. Non era quella la serata per causare dissapori o per riportare alla memoria quelli vecchi.
In più, ad allietare il tutto, era il fatto che per la prima volta non si erano apparecchiati due tavoli, uno per i bambini e uno per gli adulti. Questo era l'anno in cui i ragazzi avevano compiuto, quasi tutti, i dieci anni, guadagnandosi il diritto di sedersi al tavolo dei grandi. Tra questi ovviamente c'era anche Maurizio Maiori, anche se, a dir la verità, di anni ne aveva appena compiuti nove, ma si era sempre dimostrato così maturo e così sveglio che avresti potuto intuire la sua vera età solo guardando bene l'innocenza che aveva ancora dipinta sul volto. Era l'orgoglio dei suoi genitori.
Fu così che tra una battuta del buon Franco e un piatto servito da Anna il cenone stava volgendo al termine. Già si sbottonavano i bottoni dei pantaloni e si allargavano le cinture, anche se questo non era il massimo della finezza, ma il bello della compagnia era proprio la sua spontaneità, l'etichetta era una cosa da ricconi.
- Apriamo il panettone?- chiese Anna, tenendo già il panettone in mano.
- Sì- urlarono gli invitati quasi in coro.
Ovviamente un solo panettone per tutta quella gente non era abbastanza, ma Anna aveva avuto l'accortezza di prendere due panettoni. Due panettoni di pasticceria che in proporzione le erano costati più dell'intero menù. Ma non era quello il momento di pensarci e poi non c'era bisogno che Franco sapesse che i soldi per la cena erano stati presi dal fondo vacanze, avrebbe trovato un modo per recuperare facendo le pulizie nelle case della Città alta.
- Ma perché ci mettono i canditi?- tutt'a un tratto questa frase fece calare il gelo.
- Tanto li scartano sempre tutti, quindi perché ce li devono mettere?- era stato il piccolo Maurizio a parlare e adesso, senza guardarsi attorno aveva iniziato a togliere i canditi con la punta del coltello.
- Almeno l'uva passa ad alcuni piace, ma i canditi fanno schifo a tutti- continuò senza accorgersi del silenzio che gli si era creato attorno.
Qualche colpetto di tosse, qualche bicchiere che tintinnava, poi fu bravo il buon Franco a riprendere il discorso prendendo a pretesto una trasmissione televisiva.
- L'avete visto quel documentario in tele l'altro giorno? diceva che...
Dopo qualche minuto l'imbarazzo si era sciolto, anche se il nervosismo rimaneva, nonostante il tentativo di Franco di mandare avanti la discussione come se nulla fosse. Poi qualcuno bussò alla porta.
Anna andò ad aprire, pulendosi le mani sul grembiule. Davanti a lei si presentarono due uomini alti vestiti di nero, col distintivo in mano.
- Squadra speciale...
- Non potete- li interruppe subito Anna con le lacrime agli occhi- è la sera di Natale, vi prego, il bambino è piccolo, non sa, non potete...
Ma i due uomini l'avevano già superata e erano già entrati in sala da pranzo.
- Scusate il disturbo.
- Auguriamo a tutti un felice Natale.
- È fra voi Maurizio Maiori?
E il piccolo Maurizio rispose alzando la mano, come a scuola, perché aveva ancora la bocca piena di panettone e non voleva essere maleducato di fronte a quei signori che non conosceva.
Poi fu tutto molto veloce, i due uomini presero con sé il piccolo Maurizio concedendogli di prendere un'altra fetta di panettone, salutarono molto sbrigativamente e se ne andarono.
Il silenzio era assoluto, nessuno voleva pensare a cosa era appena successo, nessuno voleva parlare per primo. Il volto del buon Franco sembrava invecchiato di vent'anni e tutti pensavano alla parola giusta da dire, ma anche solo azzardare un "Mi dispiace" sembrava una cosa fuori luogo.
Anna non poteva tollerare quella situazione.
- Chi prende il caffé?- chiese dopo essersi asciugata gli occhi sul grembiule.
Doveva essere un Natale come un altro.

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