pudenda

martedì 6 novembre 2007

riflessione d'onda sonora

di Riccardo Artoni


Lo sapevate che il triste spegnersi del candelotto precede un’accensione deflagrante?

Ecco, è tutto.

Ora, che fare?, Černyševskij a parte, è una bella domanda. Ci vogliamo strappare prima la camicia poi l’irsuto petto in cordoglio di questa fiammella che pare sul punto di spegnersi? Vogliamo d’essa cantare le sulfuree fonti, che innanzi a noi portaro tal facella, e gloriarla ancora per le gesta, per le scintille che nel momento di maggiore accensione spargeva intorno a sé?

O ci vogliamo, alio modo, dedicare al misticismo dell’altro da sé, senza scomodare qualche (evidentemente disturbata dal nostro chiacchiericcio) divinità, pensando a quale futuro radioso si prepara per quella che fu scintilla ed in pochi secondi sarà una fiamma, e più lo spostamento di masse d’aria in ogni direzione? Ci vogliamo sprecare, adducendo al correre probabile e financo a breve palpabile dell’evento un motivo, uno scopo se non proprio una causa efficiente. Se pure volessimo fare un ulteriore passo su questa china, perché non rammentare alle facelle tuttora accese il glorioso fine ch’ognuna dopo vita andrà a provare? Per di più suggerirei loro di comportarsi bene, rettamente con quelle sparute scintille, quei lazzi di giovani stronzi, giacché non a tutti spetta un detonante risultato, ma solo a chi non s’inzuppa di viscidi e torbidi spermi..

Che fare allora?

(da fuori) Allora, che vuoi fare?, lo vogliamo lanciare ‘sto candelotto oppure no? O vuoi forse ammazzarci tutti?

1 commenti:

carezza di prete ha detto...

Te, invece, a tratti ti amo.
Ti amo a tratti.

(da fuori)Qua fuori c'è freddo!



Nel settantadue, quante risate.