pudenda

sabato 20 settembre 2008

MasonanismO

Cento consigli per raggiungere l'umiliazione da soli, senza sporcare.


Non è un godere facile. Consigliata almeno due volte alla settimana, l'umiliazione va ricercata con sincerità, a piccole dosi, senza esagerare: il rischio è di raggiungere troppo presto l'assuefazione, col risultato -diametralmente opposto- di arrivare a sentirsi uberuomini intoccabili, incapaci di qualsiasi imbarazzo; oppure, viceversa, di abituare la società a voi, di farle scoprire il vostro gioco, finendo col farvi categorizzare in una nicchia al di là dell'imbarazzo, tra i folli e gli stupidi.
Invece, se saprete giocarvi bene l'incontro con l'umiliazione, arriverete a non poterne farne a meno. Il piacere sofisticato della cosiddetta "figura di merda" ha un che di catartico, è un potente mezzo per ridisegnare i rapporti con la società e per ristrutturare l'immagine di voi stessi davanti a voi stessi. Alla lunga imparerete a raffinare la ricerca della situazione imbarazzante, arrivando a sviluppare automatismi oltre la volontarietà, sorprendendo spiacevolmente voi stessi, come sempre dovrebbe essere.
Col passare del tempo proverete timore nell'uscire tra la gente, disgusto nel guardarvi allo specchio, sempre meno persone riusciranno a guardarvi senza sentire disagio o malevola pietà, rimarrete senza amici, l'autostima si ridurrà al punto di rinunciare a mangiare. Non è un godere facile: riuscire a cogliere il brivido che sta sull'altra faccia di questa curva discendente, i piccoli attimi di piacere nei giornalieri passi di questo calvario -quando tentammo di baciare quella ragazzina in mezzo alla classe, quando lasciammo andare quel sonoro peto durante la messa, quando ci sedemmo sopra il paraplegico in carrozzella- godere con dolore della propria umiliazione, sempre più simile a una merda, inesorabilmente verso il fondo.
Ecco a voi quindi alcuni pratici consigli, un rapido compendio per umiliazioni basilari o di livello avanzato, da sperimentare a piacere. Benvengano i vostri suggerimenti, cari lettori, tanto più graditi se suffragati dalla vostra esperienza diretta.

_ Studiare cinque anni in una qualsiasi facoltà universitaria. Arrivati al momento della laurea, di fronte alla commissione esaminatrice e con amici e parenti alle spalle, ad un certo punto schiarirsi la voce e pronunciare una o più fra le seguenti frasi, senza urlare ma facendo in modo che tutti possano sentire:
"Non so nulla. Sono un cavallo goloso."
"Il presidente di commissione è gay, chiedo che sia messo a verbale."
"Cagare il cazzo è un'espressione quantomeno ambigua. Non trova anche lei, Mario?" (rivolgendosi ad una professoressa)
"Lecco la patata a mia madre/succhio il pene a mio padre ogni sera. Sì, avete capito bene. Ogni santa sera."

_ A cena con la famiglia. Sedersi a tavola, evitando per un pò il coinvolgimento in qualsiasi discussione. Ad un certo punto tirare fuori da sotto la maglia un giornaletto porno (o Panorama), scostare di poco la sedia dal tavolo, e cominciare a masturbarsi. L'imbarazzo dovrebbe salire progressivamente e contemporaneamente anche, in voi, la voglia di essere in tutt'altro posto, di non aver mai seguito queste istruzioni, oppure di morire. Ad ogni modo a quel punto potrete solo portare a termine quanto state facendo, per poi gustarvi la terribile umiliazione, mentre vi ripulite con la tovaglia.

_ Portare una ragazza/un ragazzo di pelle nera al cinema, oppure a teatro.

_ Andare a fare la vendemmia, o un altro di questi lavori stagionali, lavorare di buona lena ogni giorno, raccogliendo per bene quello che c'è da raccogliere. Alla prima occasione di convivialità con gli altri lavoratori, avvicinarsi ad uno di loro che stia tenendo un bicchiere di vino in mano -ce n'è sempre uno- indicarlo e gridare con ilarità: "Ah! Ah! Guardate! Guardatelo! Questo non sa chi sia Shakespeare! Che sfigato buzzurro!"

_ Fare carriera, arrivare a far parte del consiglio di amministrazione di un'importante azienda. Ad una riunione con tutti i colleghi, gli azionisti e i rappresentanti di grosse aziende sorelle, ad un certo punto verrete chiamati a parlare sul palco. Alzarsi, e procedere verso i microfoni tra gli applausi. Avrete in precedenza slacciato la cintola, i pantaloni cadranno a metà del percorso. Niente mutande. Con i pantaloni alle caviglie avanzare comunque, a passi stenti, anche cadendo e trascinandosi. Arrivati al palco, salire nel punto più visibile e dire una barzelletta di quelle che di solito si raccontano per sciogliere il ghiaccio.

_ Uscire in strada con una maglietta con una grande scritta: "Yes, we can! Anch'io ho votato Veltroni!", meglio se con la faccia di Veltroni sorridente sulla schiena.

_ Scrivere un articolo con delle istruzioni su come raggiungere l'umiliazione, tentando di fare il simpatico e di scrivere cose ironiche ma scadendo anche in razzismi gratuiti e banali volgarità. Ad un certo punto tentare anche il mezzuccio dell'autoironia, ad esempio scrivendo di quello che si sta facendo. Infine provare con il non-sense.

_ Iscriversi ad una squadra di calcio amatoriale. Dopo la prima partita, mentre vi fate una doccia nello spogliatoio, uscire gocciolante davanti agli altri continuando ad insaponarsi e proferire, nello stretto dialetto della vostra zona: "Ragazzi, quante ne abbiamo oggi?"


Nel sottotitolo ci sono due errori. In questa frase tre.
Nell'eventuale mia morte violenta, nessuno.
Vado a succhiare il pene a mia madre.

Andrea Masotti

5 commenti:

ileo ha detto...

secondo me anche l'essere Dio di questi tempi si rivelerebbe una pratica umiliante.

lingua ha detto...

voglio il tuo seme sul mio viso.

piloro ha detto...

stasera, mamma.

ileo ha detto...

meno male che non sono Gesù. starei piangendo.

Anonimo ha detto...

un china martini caldo, grazie.