pudenda

sabato 5 luglio 2008

Zygaena Ephialtes


Quando Diomede, il padre, mise il piede fuori dalla Passat, una brezza montana entrò a insinuarsi tra i sedili, portando al naso del piccolo Helmut odore di funghi.
"Aahh. Bene. Giù gli zaini che ci sgranchiamo un pò le gambe. Eh, Helmut, che dici, ci sgranchiamo le gambette?"
Helmut il piccolo non rispose. Letizia, la madre, gli sistemò il berretto sulla folta capigliatura nera, e si avviò verso il bosco. Helmut appena dentro le labbra era un bambino molto gioviale.
Diomede il padre saliva di buona lena i ripidi pendii sottoboschivi, una giovinezza nelle Pratiche Moffette gli aveva dato gamba e polmone. Letizia la madre procedeva con più lentezza, tenendo in equilibrio la caraffa e le tazze. Helmut si era fermato a guardare un nido di cuculo abbandonato, quando all'improvviso, nel poco cielo tra i rami secchi di una conifera, passò la bianca scia di un aereo.
Helmut guardava verso il basso, nel cielo limpido, e dal finestrino vicino all'ala si vide, tra la pianura gialla e la macchia più scura del monte. Si girò verso la ragazza seduta accanto a lui: "da piccolo una volta sono andato proprio laggiù, a funghi mi pare. Quel bosco là, vedi. E' stato quel giorno che i miei genitori sono andati in frantumi. Proprio là."
Sul nido del cuculo si appoggiò una falena, e il piccolo Helmut corse verso una roccia.

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